
Scena tratta dal film "Il reparto" di James Cameron. La protagonista, interpretata dall'attrice Amber Heard, viene appunto sottoposta all'equivalente americano del TSO.
Per “trattamento sanitario obbligatorio” (meglio sarebbe dire “coatto”) s’intende la sottoposizione di una persona a cure mediche, compreso di solito il ricovero ospedaliero, senza il suo consenso.
Il trattamento sanitario obbligatorio è stato introdotto dalla Legge Basaglia del 1978, famosa soprattutto per aver “chiuso i manicomi”. Non si vuole qui contestare che quella legge sia stata un provvedimento di civiltà, ma certamente essa può essere ulteriormente perfezionata.
A trattamento sanitario obbligatorio, come si può desumere dal riferimento ai manicomi, possono essere sottoposte esclusivamente le persone inferme di mente. Non è ammesso TSO, dunque, nei confronti di un malato terminale che decida coscientemente di lasciarsi morire.
Quel che lascia piu’ perplessi è la procedura prevista dalla legge per disporre un trattamento sanitario obbligatorio. Innanzitutto, il TSO non è disposto dall’Autorità giudiziaria, ma dal Sindaco, nella sua qualità di Autorità sanitaria, su proposta di un medico. Il provvedimento del Sindaco, è vero, deve essere convalidato dal Giudice tutelare, ma questo può avvenire dopo ben novantasei ore: quarantotto perché il Sindaco notifichi il provvedimento al Giudice tramite messo comunale, e altre quarantotto ore perché il Giudice decida.
Si aggiunga che, in molti circondari, il Giudice tutelare non è nemmeno un magistrato togato ma un magistrato onorario, ossia non professionista. Come se non bastasse, non è richiesto al Giudice tutelare sentire l’interessato, ed è espressamente previsto che non è obbligatoria l’assistenza di un difensore.
Una procedura, insomma, che necessiterebbe di profonda revisione.







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