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La sentenza della Corte suprema USA sulla vendita di videogiochi violenti ai minori

Ha ottenuto una certa pubblicità anche sulla stampa italiana la recente sentenza con cui la Corte suprema degli Stati Uniti ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di una legge dello Stato della California che vietava la vendita o il noleggio di videogiochi violenti ai minori.

Secondo la stampa, la Corte suprema avrebbe motivato la sua decisione sulla base di un riconoscimento, anche ai minorenni, del diritto alla libertà d’espressione.  Motivazione che lascerebbe perplessi in quanto un minore, pur godendo indiscutibilmente dei diritti previsti dall’ordinamento, non può esercitarli liberamente, non avendo piena maturità di giudizio. Il minorenne è assoggettato alla potestà dei genitori o del rappresentante legale, e non può porre in essere liberamente tutte le condotte che preferisce.

In realtà, leggendo la sentenza si scopre che la Corte ha sindacato la legge californiana utilizzando quello che la Corte costituzionale italiana chiama il “parametro di ragionevolezza”. La legge californiana, secondo la Corte suprema, è intrinsecamente incongrua, irragionevole e contraddittoria. A parte l’inesistenza di prove di un nesso fra utilizzo di videogiochi violenti e condotte violente nei minori, la legge californiana vietava  di vendere o dare a nolo videogiochi violenti ai minori, ma non ad esempio DVD violenti, o letteratura violenta. Senza dire dell’ampia possibilità per il minore di guardare programmi televisivi violenti.