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Le festività religiose

L’articolo 6 del Concordato del 1984 tra Italia e Santa stabilisce che “la Repubblica italiana riconosce come giorni festivi tutte le domeniche e le altre festività religiosedeterminate d’intesa tra le Parti”.

Il significato di questa disposizione, solo apparentemente ovvio, non lo è affatto a una disamina più approfondita.

Le domeniche e le festività religiose sono innanzitutto giorni in concomitanza dei quali ci si astiene dal lavoro. Questa circostanza, però, deriva da una mera prassi piuttosto che da un vero e proprio obbligo legislativo. I lavoratori autonomi e parasubordinati, ad esempio, non hanno alcun obbligo o incentivo particolare ad astenersi dal lavoro domenicale o sotto le festività. Anche per il lavoro subordinato, non è fatto detto che il lavoro domenicale o sotto le festività sia escluso, o anche solo che sia considerato lavoro straordinario. Non a caso, la Costituzione stabilisce che il lavoratore subordinato “ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite”, ma non implica che il riposo settimanale debba essere goduto necessariamente di domenica, o le ferie retribuite sotto le festività.

Da un altro profilo, l’articolo 6 del Concordato potrebbe essere considerato norma legittimante della partecipazione delle Autorità statali a cerimonie religiose in concomitanza con le festività, e al sostenimento di spese per il festeggiamento di dette festività (luminarie ecc.). Condotte e atti statali che, altrimenti, qualcuno potrebbe considerare contrarie al principio di laicità dello Stato (cfr. le ripetute pronunce dei Tribunali interni e della Corte europea dei diritti umani sull’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici o aperti al pubblico).

Anche questa tesi, tuttavia, non convince appieno. L’attività statale di sostegno alle festività religiose più importanti (soprattutto il Natale) è tollerata sostanzialmente per consuetudine. Se però lo Stato sostenesse ingenti spese per il festeggiamento di ogni singola domenica, l’atteggiamento degli operatori giuridici probabilmente cambierebbe.

La disamina del regime giuridico delle festività religiose, dunque, da un lato conferma la delicatezza delle questioni di diritto ecclesiastico; dall’altro evidenzia come il diritto ecclesiastico sia uno strumento giuridico di riconoscimento della religiosità e degli usi popolari, piuttosto che per dirigere questi ultimi in una direzione o nell’altra, come spesso si sente argomentare.